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Due gastronomi una sera si
interrogano sul loro senso di colpa verso i suini per averne “abusato
attorno al desco”. Nasce in loro il desiderio
di restituire la giusta dignità al maiale, animale indispensabile
per chi coltiva il gusto, eppure nei secoli vilipeso. Perfino Orwell lo
trasforma nel simbolo della malvagità del potere. Ebbene “il
grande ritorno del maiale” è prima di tutto un tributo di
gratitudine al miglior “amico” dell’uomo in cucina e
in tavola. E dove se non nella terra del cia(b)uscolo si poteva celebrare
una simile gloria? Ecco che la Camera di Commercio di Macerata impegnata
nella valorizzazione del territorio attraverso le sue eccellenze e a promuovere
per il tramite delle imprese il bello e il buono della sua terra, si fa
interprete, con la collaborazione della Fondazione CaRiMa, di questo “fioretto”
dei gastronomi.
Porkè? è fatto. È cresciuto, è
diventato evento globale nella provincia
di Macerata per il susseguirsi di adesioni, d’iniziative: segno
che il “povero” maiale è un potente evocatore di delizie,
testimonianza che il maiale è un marcatore della civiltà
rurale di queste terre.
Perciò Comuni, associazioni di produttori e di commercianti hanno
voluto farsi protagonisti del “grande ritorno del maiale”.
Che non è soltanto un’occasione ghiotta, ma diventa veicolo
di conoscenza del territorio, si fa colta disquisizione attorno alla cultura,
all’economia,
alla salubrità del maiale. Un modo appetitoso per restituire al
maiale la gloria che merita e per ridare a noi la gioia di assaporarlo
con maggiore consapevolezza. Riscoprendo la pista, imparando a conoscere
l’arte norcina e se e quanto il lardo va d’accordo con la
nostra salute, apprendendo come riconoscere i diversi salumi, rievocando
la festa del maiale con il “porketta day” al termine dei tre
giorni del “grande ritorno del maiale” sapremo qualcosa di
più semplicemente e gustosamente chiedendoci: Porkè?
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