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La provincia di Macerata

“D’in sulla vetta della torre antica?”. Ma quale? Sceglietene una, che sia Macerata o Camerino, Recanati o San Severino, Matelica o Tolentino, Pollenza o Loro Piceno, Civitanova o cento altri borghi d’incanto, sarà comunque magia di paesaggio. Qui si ragiona di una terra che fa della sobrietà il suo credo, della eleganza la sua forma, della ruralità la sua essenza.
La provincia di Macerata è un universo di sensazioni che si fanno sostanza ed esistenza armonizzando il tempo che si fa storia, vivendo la natura che si fa ostello. Racchiusa a ponente dai Sibillini a Oriente dall’azzurro dell’Adriatico, solcata dal Chienti che precipita in ribollire d’acque dai misteri della Sibilla e dal Potenza che si spande in un pianura fertile di campi, ma soprattutto d’ingegni, questa terra fa della custodia del bello e del buono il suo perenne impegno. Coltiva, talvolta inconsapevolmente, un quotidiano stupore dell’armonia perché remotissime e pur presenti sono le sue radici, perché intensi
ma non frenetici sono i suoi ritmi, perché l’understatement, la riservatezza della sua gente capace d’accogliere senza ostentare, d’essere senza apparire si fa eleganza di modi e stile di vita di concretezza.
Due potenze sostanziano questa terra: la natura e il tempo e l’uomo le governa con l’intelletto che si fa operosa sapienza.
Si spiega così il fatto che questa porziuncola d’Italia abbia nel volgere di trenta chilometri due tra le più antiche università d’Europa (Macerata e Camerino) che qui si concentri un comparto industriale di avanguardia che tuttavia non ha né cementificato né urbanizzato il territorio, si spiega così che remotissime vestigia come quelle di Urbs Salvia si integrino perfettamente con la modernità operosa di Civitanova Marche. Questa provincia ha un’assoluta poetica dei luoghi, cantata da Giacomo Leopardi sul ritmo universale del genio, questa terra ha un’aspirazione intima al bello che si disvela in una pinacoteca di raro fascino come quella di San Severino o quella di Camerino, questa terra è capace di regalare al visitatore emozioni che fanno vibrare l’intera lunghezza d’onda del diapason dei sentimenti.
Capita a chi arriva in tortuoso, eppure armonico itinerario da Ponente, di incontrare borghi come Visso e stupirsi dell’eleganza delle sue architetture che sono insieme solide per aggrapparsi al monte e lievi per albergare gli uomini, di imbattersi un pugno di case come Serravalle del Chienti o Muccia e di scoprire che custodiscono, è il caso anche di Bolognola o di Fiastra, gioielli d’architettura. Capita di arrivare a Camerino annunciata dai masti dei Da Varano e d’imbattersi in una capitale rinascimentale ascosa tra i monti: in questo luogo nacque la prima signoria quattrocentesca. Capita invece a chi arriva dal mare di vivere il respiro delle onde, le onde dei sentimenti, che sciacquano sul passeggio elegante di Civitanova Marche, che si insinuano nelle remote vestigia di Porto Recanati. Luoghi dove l’inverno è mite e l’estate rito, luoghi dove il sapore di mare è tepore di sentimenti. Capita ancora di raggiungere Matelica e scoprirne il fascino remoto di borgo medievale e di potersi calare nella civiltà della vigna (qui si produce un vino straordinario come il Verdicchio) ammirando un raro dipinto “Il cristo vendemmiatore” e comprendendo come qui, in terra di Macerata, tutto è coscienza e si fa scienza perché Matelica ha allestito per raccontare i suoi vini il Centro di Analisi Sensoriale. Capita di restare a bocca aperta ascoltando il silenzio dei vicoli intatti del centro storico di Sarnano puntato verso i Sibillini, capitale turistica estiva con le sue Terme ed invernale con le sue piste da sci. E capita ancora a San Severino di restare incantati di fronte al perfetto ovale di una piazza dove s’affaccia l’eleganza della storia. E così si comprende l’osmosi tra storia e attualità a Tolentino dove il castello della Rancia testimonia la preziosità del frutto della terra (qui si conservava in un magazzino fortezza di rara bellezza il grano) e la fiorente attività industriale rende concreto l’ingegno della gente. Quell’ingegno che portò i romani a fondare in Urbs Salvia uno dei centri più fiorenti dell’impero una città della storia ancora oggi da noi contemporanei fruibile. Che portò all’edificazione di un gioiello d’architettura cluniacense senza eguali in Italia come l’Abbazia di Santa Maria a Piè di Chienti a Montecosaro.
C’è in questa provincia un sapore del tempo che si sostanzia a Macerata, il capoluogo, dove tutto racconta l’attualità del tempo. I palazzi seicenteschi, la biblioteca Mozzi Borgetti, Palazzo Ricci che custodisce la più rara collezione dell’arte del ’900 italiano, lo Sferisterio che si fa palcoscenico del bel canto. Ma non v’è angolo di questa provincia che non rimandi alla natura: alla sacralità del creato che si sostanzia nell’Abbadia di Chiaravalle di Fiastra o in quella avita di Macereto, alla bontà dei frutti come a Serrapetrona dove si produce un vino, la Vernaccia, che è un unicum. E ancora all’olio extravergine d’oliva come a Cingoli, che in virtù del suo panorama a perdita d’orizzonte si fregia del titolo di “balcone delle Marche”, o al Vino cotto di Loro Piceno, forte e casereccio come questa terra. Non v’è angolo che non rimandi alla solidità dell’esistere, in tutto il contado dove la civiltà rurale è, come in pochi altri luoghi d’Italia, futuro remoto. È ragione d’esistenza. Per questo la provincia di Macerata è magia di paesaggio. Anche interiore.

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